Trent'anni allo stesso modo
Per circa trent'anni abbiamo lavorato in un certo modo: riunioni, mail, siti web, team da gestire, formazione in aula. Ogni progetto aziendale seguiva la stessa sequenza: analisi, progettazione, esecuzione, controllo.
Qualcosa è cambiato, certo. Il passaggio da Waterfall ad Agile è stato vissuto, a ragione, come una rivoluzione. Ma si trattava pur sempre della stessa sequenza, eseguita in cicli più brevi e con più apertura al cambiamento. Perdonatemi la semplificazione. Dal software il metodo è passato al management, perché il digitale permette di testare, imparare e scalare.
Ora il cambio è di altra natura, e i numeri dicono che è già in corso. In Italia il mercato dell'intelligenza artificiale ha raggiunto 1,8 miliardi di euro nel 2025, il 50% in più del 2024 (Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano). Ma c'è un dato che riguarda da vicino chi legge: ha avviato progetti di AI il 71% delle grandi imprese e solo l'8% delle PMI (white paper dell'Osservatorio). Chi si muove adesso ha un vantaggio vero.
E la tecnologia non aspetta. METR, l'ente indipendente che misura le capacità dei modelli, rileva che la durata dei compiti che un'AI sa portare a termine da sola raddoppia circa ogni sette mesi (METR).
Ecco le otto tendenze che cambieranno la nostra vita lavorativa, nella loro sequenza logica.
1. Arrivano gli avatar
Gli avatar non sono più un esperimento. Tre esempi, tutti verificabili:
- Google. Gemini Avatar crea un clone digitale con il volto e la voce dell'utente, e da luglio 2026 è integrato anche in Google Vids per i video aziendali. Per ora non è disponibile nello Spazio Economico Europeo, in Svizzera e nel Regno Unito (Google Workspace Updates, Android Authority).
- Zoom e Klarna. I due amministratori delegati, Eric Yuan e Sebastian Siemiatkowski, hanno presentato i risultati trimestrali agli investitori attraverso il proprio avatar AI (TechSpot).
- YouTube, Synthesia, HeyGen. Presentatori sintetici per video brevi, formazione e comunicazione interna sono ormai un prodotto di serie (Decrypt).
Questi sono avatar di noi stessi. Il passo successivo è l'avatar dell'AI: una personalità con voce e volto che ascolta ed esegue. Gli assistenti vocali dei principali modelli vanno già in questa direzione.
Immagina la scena. Fai un briefing o una riunione con i soci su una nuova iniziativa. L'avatar ascolta. Alla fine avete il pacchetto di comunicazione pronto: il piano e la grafica declinata per i diversi mezzi. Oppure interviene con un parere legale, fiscale o tecnico, o propone di acquistare una ricerca di mercato.
Potrà essere l'avatar di un'AI generalista o quello di una società di consulenza, se saprà differenziarsi. Non sarà triste. Sarà anche divertente.
Sei un pubblicitario, un consulente, un fornitore, e temi di perdere il lavoro? Leggi fino in fondo. Nessuno ha vietato l'automobile per salvare i maniscalchi, né la penna a sfera per salvare i calamai.
2. Il web come lo conosciamo si svuota
Sparirà il web come lo intendiamo oggi? In buona parte sì, e tre segnali lo mostrano.
Le persone cliccano meno. Il Pew Research Center ha analizzato 68.879 ricerche Google di 900 adulti americani. Quando compare il riassunto generato dall'AI, gli utenti cliccano su un risultato nell'8% dei casi, contro il 15% senza riassunto. Sulle fonti citate nel riassunto clicca l'1% (Pew Research Center). Google contesta il metodo dello studio.
I lettori dei siti sono sempre più macchine. Secondo Cloudflare Radar, nel 2026 i bot generano il 57,4% delle richieste web nel mondo, contro il 42,6% degli umani (The Decoder). E leggono molto più di quanto restituiscano: a luglio 2026 il crawler di Anthropic richiedeva circa 1.900 pagine per ogni visitatore rimandato al sito, quello di OpenAI circa 250, Google meno di 5 (eCorpIT su dati Cloudflare Radar).
Creare un sito non costa quasi più nulla. NewsGuard ha censito 3.749 siti di «notizie» generati dall'AI in 16 lingue, italiano compreso (NewsGuard). E un ingegnere della sicurezza ha convinto diversi chatbot di essere campione mondiale di un gioco di carte: gli sono bastati un sito e una voce di Wikipedia inventati (SC World). Se chiunque può riempire il web a piacere, il singolo sito vale meno.
La conseguenza: i siti diventeranno depositi di informazione strutturata per gli agenti AI, aggiornati in tempo reale. Sta già succedendo. A gennaio 2026 Google ha presentato con Shopify l'Universal Commerce Protocol (UCP), uno standard aperto che permette agli agenti di scoprire prodotti, riempire un carrello e pagare presso qualsiasi venditore aderente (Pimberly, Google for Developers). OpenAI e Stripe hanno proposto un protocollo concorrente. E il Model Context Protocol, che collega i modelli a dati e strumenti esterni, è stato affidato alla Linux Foundation con il sostegno di tutti i grandi operatori (Anthropic).
Vuoi comprare un cacciavite? Lo chiederai al tuo assistente, che te ne mostrerà alcuni partendo da quello più adatto a te. Ogni produttore avrà pubblicato il proprio catalogo in un formato leggibile dalle macchine e competerà per essere mostrato per primo.
Dietro c'è moltissimo lavoro: dati di prodotto, strategia, reputazione. È un lavoro diverso da quello di oggi. E qualcuno dovrà decidere che cosa fa vincere un assistente sull'altro.
3. Si lavora con l'AI, non solo con le persone
In molti casi lavoreremo con un agente e non con un collega. Per molti professionisti, imprenditori e manager è già così.
Microsoft, nel Work Trend Index 2025 condotto su 31.000 lavoratori in 31 Paesi, descrive la «Frontier Firm»: squadre miste di persone e agenti, in cui ogni dipendente diventa un «agent boss» che delega e controlla (Microsoft).
Un esperimento di Harvard su 776 professionisti di Procter & Gamble dà la misura: una persona sola con l'AI ha prodotto soluzioni di qualità pari a quelle di un team di due persone senza AI (NBER).
L'AI fa già da mentore e sparring partner all'imprenditore. Potrà diventare anche il nostro capo? Dentro un processo, in parte lo è già. Secondo un'indagine OCSE su oltre 6.000 imprese di sei Paesi, in Italia il 76% dei manager lavora in aziende che usano almeno uno strumento software per automatizzare o supportare compiti manageriali. Negli Stati Uniti è il 90% (OCSE).
4. Il collega AI si prende in affitto
Ci saranno aziende che producono agenti e li affittano in abbonamento, con prestazioni e livelli di servizio. Può sembrare esagerato, ma il listino esiste già. Salesforce vende i suoi agenti come «digital labor»: 2 dollari a conversazione, oppure licenze per utente, con la possibilità di spostare il budget tra licenze per persone e lavoro digitale (Salesforce).
Se ieri parlavamo di ipercompetizione, oggi il livello sale ancora. In un mercato in cui giocano anche AI di alto livello, servono collaboratori all'altezza, umani e non.
Pensiamo a che cosa diventa possibile:
- definire la forma di un prodotto sulle preferenze reali dei clienti;
- verniciare le auto nei colori che andranno tra sei mesi, nelle quantità giuste per ogni provincia;
- fissare il prezzo istante per istante, mercato per mercato;
- scrivere la frase giusta per milioni di consumatori diversi, nello stesso momento.
Questo favorisce chi ha scala e dati, e accorcia le distanze geografiche. Per la PMI la domanda diventa: in quale nicchia la mia competenza vale più della loro scala?
5. Le relazioni umane restano, ma cambiano
Il contatto umano non sparisce: diventa una scelta di qualità. Lo insegna proprio Klarna. Nel 2024 annunciò che il suo assistente AI svolgeva il lavoro di 700 operatori e gestiva il 75% delle chat con i clienti. Nel 2025 l'amministratore delegato ha ammesso che puntare tutto sui costi aveva abbassato la qualità, e l'azienda è tornata ad assumere persone per l'assistenza (Entrepreneur).
Buona parte del tuo team e dei tuoi fornitori sarà affiancata, e in certi compiti sostituita, da uno o più agenti. Ma il cliente che vuole parlare con una persona continuerà a volerlo. Pensiamo a com'erano fabbriche e uffici negli anni Cinquanta e a come sono oggi: il salto sarà più grande, e il rapporto tra persone ne sarà la parte pregiata.
6. Vince chi sa fare strategia
Quando l'esecuzione costa poco, vale di più chi sa che cosa far eseguire. Chi sa impostare una strategia di marketing, di vendita o di produzione perché ne conosce i meccanismi, e li ha sperimentati con successo, avrà più possibilità di prima.
I dati mostrano già la divaricazione. Uno studio di Stanford sulle buste paga americane rileva che, nelle professioni più esposte all'AI, l'occupazione dei 22-25enni è scesa del 13% in termini relativi. Quella dei colleghi più esperti è rimasta stabile o è cresciuta (Stanford SIEPR). Chi va al lavoro solo per eseguire compiti è il più esposto. E le imprese dovranno chiedersi come formare i giovani, se spariscono i compiti su cui si imparava.
C'è poi una promessa: un servizio uguale per tutti. L'assistente AI risponde 24 ore su 24, con la stessa cortesia, a chiunque. Non lascia la pratica in fondo alla pila e non guarda «chi conosci». Per chi ha subito sportelli svogliati è un progresso concreto.
Ma la promessa va guadagnata. Un'AI addestrata su dati distorti discrimina eccome: in un test dell'Università di Washington, tre modelli linguistici messi a selezionare curriculum hanno preferito i nomi associati a persone bianche nell'85% dei casi (University of Washington). Non a caso il regolamento europeo sull'AI classifica come «ad alto rischio» i sistemi usati per selezionare e valutare il personale (Reg. UE 2024/1689, Allegato III).
Il merito conterà di più se qualcuno progetta e controlla le macchine perché sia così. Anche questo è un lavoro nuovo, e umano.
7. La produttività sale, i prezzi scendono
In alcune attività ben delimitate i tempi si comprimono in modo impressionante. Nella mia esperienza, un sito aziendale che una buona agenzia quotava 30-40.000 euro oggi fatica a giustificarne più di 5-10.000. Lo stesso vale per molto software gestionale e finanziario.
Attenzione, però, a non generalizzare. Gli studi controllati danno numeri più sobri:
- Dove l'AI aiuta: in un call center di oltre 5.000 operatori, +14% di richieste risolte all'ora; +34% per i nuovi assunti, anche se per i veterani non ha aiutato (studio NBER).
- Dove l'AI rallenta: sedici programmatori esperti, al lavoro su software che conoscevano a fondo, con l'AI hanno impiegato il 19% di tempo in più. Eppure erano convinti di essere stati più veloci (studio METR).
- Dove l'AI resta un esperimento: un gruppo di ricerca del MIT ha esaminato oltre 300 progetti con cui le aziende hanno provato l'AI generativa. In 95 casi su 100 l'investimento non ha prodotto un ritorno misurabile. Il motivo: strumenti che non imparano dall'uso e non si adattano ai processi veri dell'azienda (rapporto MIT NANDA).
Gartner prevede inoltre che oltre il 40% dei progetti di AI agentica sarà cancellato entro la fine del 2027, per costi crescenti, valore di business poco chiaro o controlli del rischio inadeguati (Gartner).
La lezione è netta: lo strumento da solo non basta, conta come lo si inserisce nei processi. È il tema di un altro approfondimento: l'AI come leva strategica, area per area. Dove funziona, però, il prezzo scende e il mercato si riallinea.
Un business può reggere prezzi così bassi? La storia dice di sì, cambiando modello. La Ford Model T costava 825 dollari nel 1909 e 260 nel 1925: quando uscì di produzione, nel 1927, ne erano state vendute quindici milioni (IEEE Spectrum). L'artigiano che faceva una sedia ogni tre giorni è diventato l'imprenditore che ne fa duemila a settimana.
Il progetto per cui chiedevi 20.000 euro oggi vale una frazione, ma lo consegni in molto meno tempo. Quindi ne fai di più, per più clienti, su bisogni nuovi. Non scoppi, se usi l'AI anche per razionalizzare il tuo modello. Alcuni ce la faranno; altri cambieranno mestiere.
8. Ci sarà lavoro, ma sarà un altro lavoro
Se tu fai molti più progetti, qualcuno ne fa meno. Sparisce? No: si sposta in un altro anello della filiera. Due idee classiche aiutano a capire perché.
Brooks: nessun proiettile d'argento. Nel 1986 Fred Brooks scrisse che nessuna tecnologia, da sola, avrebbe reso il software dieci volte più produttivo in un decennio. La parte difficile non è scrivere il codice, che gli strumenti semplificano. È capire che cosa serve davvero: la complessità «essenziale» del problema (Brooks, No Silver Bullet). L'AI abbatte la fatica dell'esecuzione. La complessità del decidere resta a noi.
Jevons: l'efficienza fa crescere la domanda. Nel 1865 l'economista William Stanley Jevons osservò che motori a vapore più efficienti non riducevano il consumo di carbone: lo facevano esplodere, perché il carbone diventava conveniente per mille nuovi usi (Yale Energy History). Con il software è sempre andata così: ogni soluzione ha generato nuovi bisogni, più personalizzazione, più sfida, più valore.
I numeri vanno nella stessa direzione, senza nascondere i costi:
- circa il 60% degli occupati americani del 2018 svolgeva mestieri che nel 1940 non esistevano (Autor e colleghi, MIT);
- il World Economic Forum stima entro il 2030 170 milioni di nuovi posti e 92 milioni di posti eliminati: un saldo di +78 milioni (WEF);
- lo stesso rapporto indica tra i mestieri in maggiore crescita assoluta braccianti, autisti delle consegne e operai edili. I lavori manuali non spariscono affatto.
Novantadue milioni di posti eliminati sono persone che dovranno cambiare lavoro. La transizione non sarà indolore, e chi la nega perde credibilità. Ma la direzione è chiara: più cose da fare, non meno.
Salvate questo articolo e rileggetelo tra due anni. Auguri.
E adesso, in azienda?
Se vuoi parlare di come usare l'AI nella tua azienda, non solo per migliorare la produttività ma anche per scalare su nuove soluzioni di business partendo dai tuoi asset, contattami.
Domande frequenti
Che cos'è un avatar AI?
È un assistente di intelligenza artificiale con voce e volto, che ascolta, risponde ed esegue compiti. Oggi esistono soprattutto avatar che riproducono una persona reale, come quelli di Google, Zoom o Synthesia; il passo successivo sono avatar che rappresentano direttamente un'AI o un'azienda.
Da quanto esistono gli avatar AI?
Come prodotto commerciale dal 2017, anno di fondazione di Synthesia; come «umani artificiali» conversazionali dal CES 2020 con NEON di Samsung. Dal 2023 sono un mercato da miliardi di dollari e dal 2025 i vertici di aziende quotate come Zoom e Klarna li usano per parlare agli investitori. Dal 2026 sono integrati negli strumenti d'ufficio di Google.
I siti web spariranno davvero?
Non spariranno, ma cambierà chi li legge. I dati mostrano che le persone cliccano meno sui risultati di ricerca quando compare un riassunto generato dall'AI, mentre cresce il traffico dei bot. Il sito diventa sempre più un deposito di informazioni strutturate per gli agenti AI, oltre che una vetrina per le persone.
Che cosa sono UCP e MCP?
Sono protocolli aperti che permettono agli agenti AI di lavorare con sistemi esterni. L'Universal Commerce Protocol, presentato da Google con Shopify a gennaio 2026, consente agli agenti di trovare prodotti, riempire un carrello e pagare. Il Model Context Protocol collega i modelli a dati e strumenti ed è gestito dalla Linux Foundation.
Che cosa deve fare oggi una PMI per prepararsi?
Tre cose: rendere i propri dati di prodotto e di servizio leggibili dalle macchine; scegliere due o tre processi in cui l'AI risolve un bisogno concreto, invece di comprare strumenti a caso; investire nelle competenze strategiche, perché quando l'esecuzione costa poco conta chi sa che cosa far eseguire.
L'AI farà perdere posti di lavoro?
Alcuni sì, e già oggi i più esposti sono i giovani nelle mansioni esecutive. Il World Economic Forum stima però entro il 2030 170 milioni di nuovi posti a fronte di 92 milioni eliminati. Il lavoro non finisce: si sposta, e richiede di cambiare competenze.