La figura giusta cambia radicalmente a seconda di cosa ti serve. Lo stesso professionista può essere la scelta perfetta per un imprenditore e quella sbagliata per un altro. Per orientarti, invece di partire dal "chi", conviene partire da tre domande su di te.

Primo fattore: qual è lo scopo del piano?

Un business plan può servire a cose molto diverse, e ognuna richiede sensibilità differenti. Può servire a dare una svolta di crescita e recuperare utili. Può servire a ottenere finanziamenti da banche o investitori. Oppure può servire a mettere a terra visioni diverse: selezionare tra vari progetti e trovare una linea comune — non di compromesso, ma di metabolizzazione — tra soci e altri stakeholder. Perché attorno a un'impresa ci sono sempre istanze diverse da comporre: le idee dei manager, le proposte dei collaboratori, le richieste di clienti e fornitori, le condizioni delle banche, le ambizioni della famiglia.

Chiarire lo scopo è il primo filtro: un piano per la banca, uno per rilanciare e uno per far dialogare i soci non si costruiscono nello stesso modo, e non richiedono lo stesso tipo di professionista.

Secondo fattore: quale contributo ti serve davvero?

La seconda domanda è forse la più trascurata: quale parte del lavoro pensi di saper fare bene da solo, su quale vuoi una second opinion e quale invece intendi delegare del tutto? Le situazioni sono molto varie:

  • C'è chi cerca una semplice estensione contabile, finanziaria e fiscale — un documento ben fatto sui numeri — perché ha già in mente una strategia chiara e vuole solo qualcuno che la governi bene, dal piano al successivo monitoraggio.
  • C'è chi ha un'idea, o più idee, ma cerca validazione: vuole uno sparring partner che aiuti a granularizzare ipotesi e progetti, a metterli a confronto, a idearne altri.
  • C'è chi guida un'azienda ma è circondato da interlocutori che tirano in direzioni diverse: soci che non sono più quelli di un tempo, manager di vecchia e nuova generazione, commerciali chi ambizioso e chi ormai stanco, clienti fedeli solo finché non trovano di meglio, fornitori amici di tutti, familiari a volte indecisi e a volte troppo decisi. Ognuno con un'idea, una richiesta, un progetto. Qui serve un vero manager, capace di disegnare coerenza partendo da un metodo consolidato dal successo.
  • C'è chi ha bisogno anche di un upgrade del controllo di gestione, dell'ERP e della business intelligence, di un diverso modello di monitoraggio dei KPI.
  • C'è chi vuole qualcuno che non solo scriva il piano, ma poi lo implementi insieme a lui e ai suoi collaboratori, aggiungendo formazione, mentorship, trasferimento di metodi e tecnologie.

Sono bisogni diversi, che portano a figure diverse. Capire quale è il tuo evita l'errore più comune: rivolgersi a chi fa benissimo una cosa quando in realtà te ne serviva un'altra.

Terzo fattore: conta di più il settore o il metodo?

Molti danno per scontato che serva un esperto del proprio settore. A volte è vero, a volte no — e anche qui non c'è una regola. Ci sono aziende che sono state salvate da persone che nulla sapevano del loro settore, perché portavano un metodo e uno sguardo esterno che dall'interno mancava. E ci sono altre situazioni che richiedono, giustamente, chi conosce a fondo le dinamiche di quel mercato specifico.

La cosa che conta non è avere la risposta giusta in astratto, ma essere consapevoli di quale dei due pesi di più nel proprio caso, e scegliere di conseguenza.

Non esiste una regola, ma esiste un metodo: essere consapevoli dei diversi requisiti e, in base a quelli, identificare il giusto professionista.

Il panorama delle figure

Chiariti scopo, contributo e peso di settore/metodo, il "chi" diventa più semplice. Il panorama è ampio, e ogni figura ha il suo spazio legittimo:

Il commercialista

È la scelta giusta quando la strategia ce l'hai già chiara in testa e ti serve qualcuno che la traduca in numeri corretti: un documento economico-finanziario ben costruito, solido, presentabile. In questo caso il commercialista fa esattamente ciò che serve.

Serve invece un'altra figura quando non vuoi solo un file di numeri, ma una validazione o un challenge della strategia stessa: qualcuno che la metta in discussione, la rafforzi, o ti accompagni oltre il documento fino all'esecuzione. È una distinzione di ruoli, non di valore: sono lavori diversi.

Il commercialista specializzato in business plan

Esiste una via di mezzo: professionisti contabili che hanno fatto del business plan una competenza specifica. Uniscono la solidità sui numeri a una maggiore dimestichezza con la logica del piano.

Il consulente che fa questo da sempre

C'è poi chi si dedica da sempre a questo tipo di supporto e ne ha fatto il proprio mestiere: porta metodo, esperienza di tanti piani e la capacità di guidare il processo.

Il manager con esperienza di impresa

È la strada in cui crede il nostro studio: il valore del manager che ha maturato esperienza nel lanciare e rilanciare aziende, in diversi settori, in diverse situazioni — sia di salute economica dell'impresa, sia di mercato, sia di governance. Chi ha vissuto queste situazioni da dentro può costruire un piano su misura, attingendo a diverse metodologie di pianificazione strategica, marketing, vendite, organizzazione e controllo di gestione. L'obiettivo è un piano aderente alla realtà e capace di massimizzare il successo in termini di fatturato e utili — non un documento, ma uno strumento.

La qualità che conta, qualunque figura scegliate

Al di là della categoria, c'è una qualità che fa la differenza in ogni caso. Deve essere una persona di fiducia, e deve saper fare una cosa non scontata: non fermarsi all'ascolto passivo, ma andare all'ascolto attivo — mettere in discussione quanto riceve, per formulare un piano realmente efficace. Anzi, un piano con diversi livelli di efficacia, variabili per rischio, tempi, capacità gestionale richiesta e investimenti necessari.

Chi si limita a trascrivere quello che gli dici non ti sta aiutando: ti sta assecondando. Chi invece ascolta davvero e sa sollevare le domande scomode sta già lavorando alla qualità del tuo piano.

In sintesi

Non chiederti "qual è la figura migliore" in astratto. Chiediti prima a cosa ti serve il piano, quale contributo vuoi e quanto pesa il settore rispetto al metodo. Da lì la figura giusta emerge quasi da sé — che sia un commercialista, un consulente o un manager d'esperienza. E qualunque sia, verifica che sia qualcuno di cui ti fidi e che sappia metterti in discussione. È così che nasce un piano che funziona.